Domesticità condivisa Il progetto House for Almost Everything unisce casa privata e vita collettiva. Sala flessibile, tetto pivotante e spazi adattabili trasformano l’abitazione in un hub reattivo per laboratori, cene e eventi, incarnando un’architettura di cura Spazio come forma di terapia Il nuovo dipartimento psichiatrico di Cery-Prilly trasforma l’ospedale anni Cinquanta in un complesso aperto e permeabile, dove luce, paesaggio e spazi condivisi diventano parte attiva della cura, superando l’effetto istituzionale e restituendo Un portico per tessere relazioni Il progetto Einfaches Wohnen reinterpreta l’accoglienza dei rifugiati come abitare dignitoso. Moduli in legno, spazi condivisi e flessibili, corte centrale e ballatoi trasformano il temporaneo in una casa, affermando cura, giustizia e integrazione Accoglienza e mediazione territoriale Collocato tra Novazzano e Balerna, il Centro federale d’asilo di Lopes Brenna si configura come mediatore territoriale: una struttura lineare che bilancia strada e ferrovia, ordine e attesa, rigore istituzionale e dignità umana, trasformando il Accoglienza e diritto all’assistenza Accogliere i rifugiati significa progettare dignità e appartenenza: spazi aperti, soglie porose e infrastrutture partecipative trasformano il riparo temporaneo in comunità, promuovendo giustizia, relazioni e cura come principi architettonici e urbani Werbung Sentirsi «a casa» La Casa per anziani di Caslano reinventa la cura abitativa: spazi aperti e domestici, continuità tra interno ed esterno, percorsi fluidi e socialità modulabile trasformano l’edificio in un luogo che accoglie fragilità, dignità e partecipazione La cura non è sentimento, è forma La cura non è un gesto accessorio, ma un principio infrastrutturale che orienta architettura e urbanistica. Questo numero di Archi esplora come lo spazio costruito possa sostenere vulnerabilità e convivenza, trasformando fragilità in risorse per una
Domesticità condivisa Il progetto House for Almost Everything unisce casa privata e vita collettiva. Sala flessibile, tetto pivotante e spazi adattabili trasformano l’abitazione in un hub reattivo per laboratori, cene e eventi, incarnando un’architettura di cura
Spazio come forma di terapia Il nuovo dipartimento psichiatrico di Cery-Prilly trasforma l’ospedale anni Cinquanta in un complesso aperto e permeabile, dove luce, paesaggio e spazi condivisi diventano parte attiva della cura, superando l’effetto istituzionale e restituendo
Un portico per tessere relazioni Il progetto Einfaches Wohnen reinterpreta l’accoglienza dei rifugiati come abitare dignitoso. Moduli in legno, spazi condivisi e flessibili, corte centrale e ballatoi trasformano il temporaneo in una casa, affermando cura, giustizia e integrazione
Accoglienza e mediazione territoriale Collocato tra Novazzano e Balerna, il Centro federale d’asilo di Lopes Brenna si configura come mediatore territoriale: una struttura lineare che bilancia strada e ferrovia, ordine e attesa, rigore istituzionale e dignità umana, trasformando il
Accoglienza e diritto all’assistenza Accogliere i rifugiati significa progettare dignità e appartenenza: spazi aperti, soglie porose e infrastrutture partecipative trasformano il riparo temporaneo in comunità, promuovendo giustizia, relazioni e cura come principi architettonici e urbani
Sentirsi «a casa» La Casa per anziani di Caslano reinventa la cura abitativa: spazi aperti e domestici, continuità tra interno ed esterno, percorsi fluidi e socialità modulabile trasformano l’edificio in un luogo che accoglie fragilità, dignità e partecipazione
La cura non è sentimento, è forma La cura non è un gesto accessorio, ma un principio infrastrutturale che orienta architettura e urbanistica. Questo numero di Archi esplora come lo spazio costruito possa sostenere vulnerabilità e convivenza, trasformando fragilità in risorse per una